lunedì 7 gennaio 2013

Trentanove


Nei giorni seguenti rimasi spesso in casa. Sistemai alla meglio le cose che mi ero trascinata da Gallarate fino a Mogadiscio, lavai tutti i miei panni e le lenzuola, le stesi su un filo appeso accanto alla casa e li guardavo mentre si asciugavano al sole: era inverno ma c’erano trentacinque gradi. Li raccolsi e ne annusai il profumo di pulito. L’Asiah, il vento del Nord Est, come mi aveva spiegato il Signor Armani, soffiava costante e permetteva ai panni di asciugarsi in un attimo, nonostante l’umidità che toglieva il respiro. Il sapone me lo ero portato da casa, forse ne avevo portato troppo poco. Mentre lavavo e stendevo, studiavo i dintorni della casa degli Armani. La mattina era un andirivieni di persone, bianche e di colore che camminavano con passo cadenzato sulla strada rossa di terra battuta, al pomeriggio invece non si vedeva mai anima viva. Sembrava che il quartiere fosse deserto. Si ripopolava poi verso le cinque del pomeriggio, ora in cui sia la popolazione locale che gli italiani trapiantati lì uscivano dalle case per fare una passeggiata per le vie del centro.
“Andiamo, vi porto a fare un giro” Ottavio rientrò dal lavoro, Livia afferrò un cappellino di paglia e si presentò sorridente accanto al marito.
“Teresa, vieni con noi” mi invitò Livia.
Afferrai anche io il mio cappello di paglia bianco e passeggiammo verso il mare. Percorremmo il Lungomare Mussolini fino in fondo, camminammo sul Corso Vittorio Emanuele e imboccammo via Regina Margherita. La gente che si riversava nelle strade per una passeggiata serale era tanta e diversa: italiani, arabi, somali si mischiavano in un miscuglio strano e piacevole a vedersi.
“Torniamo sul Corso, ci fermiamo a bere qualcosa al bar Savoia, vi va?” Ottavio fece dietro front e ci invitò con il braccio a seguirlo. Le strade erano piene di alberghi e ristoranti: era impressionante come gli italiani stessero trasformando questa città costruendo edifici, palazzi, case e strade in men che non si dica: la città era un enorme cantiere sempre in movimento.