lunedì 4 febbraio 2013

Cinquanta



I mesi passavano velocemente, tutte le settimane Guerrina richiedeva i miei servizi in casa sua e più frequentavo quella casa, più venivo trattata con freddezza.
Nonostante i pareri delle persone che ci stavano vicine, l’unione tra me e Mario si faceva sempre più salda finché una sera, mentre passeggiavamo lungo la spiaggia, mi fece sedere sulla riva. Da lontano i canti di una tribù somala celebrava la nascita di un bambino.
“Teresa, io ti voglio bene” mi disse accarezzandomi nervosamente la mano.
“Anche io ti voglio bene Mario” lo rassicurai, appoggiando la mia mano sulla sua.
“Io, ecco, vorrei chiederti se…”
“Se?”
“Se ti va di…”
“Cosa Mario? Devo tirarti fuori le parole di bocca con le tenaglie?”
“Mi vuoi sposare?” Mi guardò negli occhi solo un istante, poi li abbassò verso la sabbia.
Non so perché ma pensai alle mie sorelle e a mio fratello, a mia madre che viveva così lontano, pensai che da quando era morto mio padre non avevo fatto altro che lavorare e preoccuparmi per dare un futuro alla mia famiglia e al fatto che vivevo quei momenti felici con Mario con timore, come se meritarmi di essere felice con lui fosse una perdita di tempo che in realtà non mi potevo permettere. Pensai anche a Franco, l’uomo che si era buttato dal piroscafo nel viaggio di andata per amore.
Ora Mario era qui, davanti a me, che mi chiedeva di condividere il resto della vita con lui, che aspettava una risposta da me, coi piedi immersi nella sabbia e lo sguardo preoccupato.
Faceva tenerezza, era un uomo buono e leale. Gli presi le mani, lui alzò lo sguardo, i suoi occhi neri luccicarono.