lunedì 11 febbraio 2013

Cinquantadue



Mogadiscio, 24 marzo 1939

Carissimi,

augurandomi che siate tutti in salute vi mando due righe.
Vi devo annunciare che io e Mario abbiamo deciso di sposarci e lo faremo al più presto. Vi avevo già parlato di lui nella mia ultima lettera, ve ne ricordate?
Lunedì prossimo io e la Livia andremo dal prete a chiedere quali sono i documenti che servono per celebrare il matrimonio. Appena mi dirà quali sono vi avvertirò perché dovrete farmi il favore di recuperarli e spedirli qui per poterli avere il più presto possibile.
Mario è stanco di aspettare e non ne può più che venga il giorno di farmi sua moglie. È tanto buono che non mi sembra neanche di meritarlo.
Ieri sera con Mario siamo andati da quella sua cugina che si trova qui a Mogadiscio col marito. Mi hanno fatto proprio una buona accoglienza e anche loro ci continuavano a dire di sposarci presto. All’opposto invece è sempre il fratello! Per lui andava bene che Mario sposasse una tranvai che facesse da serva alla sua signora e così scrive ai genitori che Mario è cambiato e che li trascura.
Ma sì, scriva pure quello che vuole, tanto Mario sa ben lui quello che deve fare e non se lo fa certo dire dal fratello o da quell’arpia di sua moglie, che voleva piazzargli la sua amica veneta in moglie al posto mio.
Comunque sia, io non parlo mai con nessuno di queste antipatie, perché so bene le cose riportate come finiscono e non voglio rovinare la mia storia con Mario per una diceria.
Se verranno a casa mia, li riceverò ma d’andare io in cerca di loro: mai!
Luigia ti prego, informati di quanto costano i sacchetti con i confetti (sempre belli mi raccomando) perché di bomboniere ne compreremo poche.
Scrivendo tutto questo mi sembra di farlo per un’altra persona e non per me ed è meglio che sia così, altrimenti dovendo pensare che il matrimonio si dovrà svolgere in un posto tanto lontano da tutti i miei cari, chissà quanto piangere farei.
Chissà se con i regali di nozze sarò fortunata come le mie sorelle? Speriamo.
Oggi spero di ricevere la vostra lettera ma invano. Ormai l’abitudine di scrivere a tutti gli aerei l’avete persa, ma vi perdono ugualmente. Adesso smetto di scrivere, mi saluterete tanto le mie care sorelle con i rispettivi mariti e tutte le persone care che vi circondano.

La vostra Teresa.

Saluti da Mario.