giovedì 28 febbraio 2013

Cinquantasei



“Non ci ho ancora pensato. Senti Mario, pensavo a una cosa: cosa faresti se non dovessimo riuscire ad avere un figlio?”
“Teresa, ma cosa dici? Perché mi fai questa domanda?”
“C’è una storia che mi tormenta. Sulla nave, mentre viaggiavo per raggiungere Mogadiscio, ho conosciuto una coppia di signori. Lui si chiamava Franco, voleva aprire una segheria in Somalia e la moglie si chiamava Elvira. Cenavamo spesso con loro, io e Livia. Non siamo diventati amici ma chiacchieravamo volentieri. Una decina di giorni prima di arrivare a Mogadiscio, abbiamo incontrato una forte bufera. Franco si è buttato dalla nave, l’equipaggio non ha neanche provato a salvarlo, era impossibile tentare di ripescarlo. Ha lasciato una lettera alla moglie che io ho letto e da allora ho questo tarlo nella testa”
“Quale tarlo? Cosa diceva la lettera?”
“Dalle poche righe che lessi diceva che si toglieva la vita perché non sopportava il tradimento della moglie con il fratello.”
“E questo cosa c’entra?”
“La moglie un pomeriggio prima che si consumasse la tragedia mi confidò che il loro rapporto si fosse incrinato perché non erano riusciti ad avere un figlio, che entrambi volevano molto”
“Hai paura che ti tradirò se non avremo figli?”
“No, be’, sì, cioè… Se non dovessimo avere dei bambini, tu mi lasceresti o cercheresti un’altra donna? Dopo tutto tu sei più giovane di me di quattro anni. Io ho già una bella età, non è detto che riesca a rimanere incinta”
Mario si rimise in tasca il metro che stava utilizzando per prendere le misure delle camere, si sedette su un cumulo di mattoni abbandonato in mezzo a quella che sarebbe diventata la cucina.
“Io sposo te, qualsiasi cosa succederà, la affronteremo insieme, non ti preoccupare. Vieni qui, dammi un bacio. Se avremo dei bambini sarò contento, se non li avremo vorrà dire che ci daremo alla pazza gioia, usciremo a cena tutte le sere e andremo al cinema e a teatro”
“Sì, mi sembra una proposta assennata” Risi imbarazzata, lui rise insieme a me e mi attirò a sé, schioccandomi un bacio sonoro sulla guancia.