lunedì 11 marzo 2013

Cinquantanove



6 luglio 1939, Mogadiscio.

Carissimi,
quante cose avrei da raccontarvi, sono tanto presa che non so neanche da che parte cominciare.
Per fortuna io e Mario abbiamo fatto pace con la sua famiglia. Guerrina e io, dopo una piccola discussione, abbiamo deposto l’ascia di guerra e deciso di volerci bene come sorelle, anche se non nutro forti speranze in questo senso.
Abbiamo ricevuto una cara lettera da parte della mamma di Mario: benedice la nostra unione e ne è sinceramente felice. Adesso tanto il fratello Andrea quanto la cognata Guerrina dimostrano di volermi davvero bene. Mi trattano di già dandomi del “tu”, il fratello mi accompagnerà all’altare e la cognata accompagnerà Mario. Io avrei preferito essere accompagnata da Livia e dalla signora Graziani ma Mario dice che non è il caso di andare contro le tradizioni e che sarebbe meglio che venissi accompagnata all’altare da un uomo, e così sia.
Ormai mancano soltanto tre giorni alla data delle nozze, mi sposerò come le mie sorelle di lunedì alle dodici e mezza.
Domenica mia cognata verrà a prendermi alla sera per invitarmi a dormire da lei, così da partire alla mattina da casa Giollo.
Mario mi ha regalato l’anello con un bel brillante, circondato da diciotto rosette: è proprio bello!
Alla mattina dopo sposati faremo un rinfresco e poi con la macchina io e Mario andremo a fare una gita nei dintorni. Una signora che pettino regolarmente mi farà come regalo il servizio fotografico. Speriamo che riescano bene le foto così ve le spedirò e potrete vedermi. Domani scriverò due telegrammi: uno per voi e l’altro per la mamma di Mario.
Mi dispiace da morire non festeggiare insieme a voi le mie nozze, ma lo sapete che vi penso sempre e che tra tre giorni, in chiesa, sarete con me, nel mio cuore.

Vi abbraccio e la smetto, altrimenti mi metto a piangere.

La vostra Teresa.