domenica 3 marzo 2013

Cinquantasette



Nonostante la data del matrimonio si stesse avvicinando sempre più, con i parenti di Mario, purtroppo, le cose non stavano andando per il verso giusto: i miei futuri cognati  ancora mi remavano contro  inviando maldicenze sul mio conto alla madre di Mario che, povera donna, stando lontana in Italia e non poteva fare altro che credere a quello che le veniva riportato via lettera, non potendo toccare con mano lei stessa di che pasta fossi fatta io realmente.
Un giorno di giugno, a un mese dal matrimonio, mi recai come al solito da Guerrina per fare la piega ai capelli. Durante quel servizio non aprì bocca creando una tensione palpabile e fastidiosa.
“Guerrina, cosa c’è che non va?” Presi coraggio e affrontai l’argomento tabù.
“Sei tu che non vai” mi rispose, secca, senza nemmeno guardarmi negli occhi.
Sarà stato lo stress del periodo pre-matrimoniale, oppure la stanchezza per le troppe ore di lavoro o sarà che non ne potevo più di quell’atteggiamento, sta di fatto che afferrai la spazzola per arricciare i capelli e mi avvicinai con fare minaccioso alla mia futura cognata:
“Guerrina, io ne ho abbastanza dei vostri sotterfugi contro di me. Che cos’ho che non va? Non sono veneta? E allora? Anche mia madre sognava per me un uomo lombardo; tuttavia è rimasta felicissima di appendere che mi sono innamorata di un uomo buono e onesto come Mario. Anche io sono buona e onesta, Guerrina, e imparerai a conoscermi e ad apprezzarmi per come sono. Le mie nozze saranno tra un mese e di sicuro non vi rinuncerò soltanto perché tu e tuo marito mettete il muso in mia presenza. Io e Mario ci sposeremo e noi due diventeremo cognate, che ci piaccia o no. Sta a te decidere se vuoi litigare tutta la vita oppure se preferisci deporre l’ascia di guerra e cercare di darci una mano gli uni gli altri, visto che diventeremo presto una famiglia. Decidi tu, Guerrina: o stai con me, o contro di me”.
Lanciai la spazzola a terra, uscii di corsa da casa per rientrare in fretta nella mia soffitta: per lo meno quella volta mi difesi. Speravo solo di non avere innescato una bomba a orologeria contro tutto il parentado.