giovedì 23 maggio 2013

Ottantuno



“Signora, spero non abbia frainteso le mie parole che servivano solo a stemperare la tensione di suo marito, che era particolarmente preoccupato per la sua salute. Mi perdoni, mi piace scherzare con i miei pazienti”. Sfoderò un sorriso tutto sommato irresistibile, al quale ricambiai arrossendo.

“Come stai Teresa? Sei caduta a terra come un sacco di patate, ti ho portata subito dal dottore” mi spiegò Mario.

“Sto bene, mi gira solo la testa e mi sento un po’ stordita. Possiamo andare a casa, adesso? Non posso stare qui. Devo lavorare domani!” Chiesi rivolgendomi al medico che compilava la cartella clinica, controllando e ricontrollando chissà cosa, inforcando e togliendo di continuo un paio di occhiali da vista.

“Tra un attimo vi lascerò andare. Solo una domanda: è in stato interessante, signora?”

“Chi? Io?”

“Io no di sicuro. Sì, lei. Quando ha avuto l’ultima volta il ciclo, si ricorda?”

Guardai Mario imbarazzata; non avevo voglia di discutere di un argomento simile di fronte a mio marito. Il dottore comprese l’imbarazzo e chiese a Mario di lasciarci soli.

“Signora, secondo me lei è incinta. Le risulta?” Chiese  a bruciapelo, osservando la mia reazione da sopra i suoi occhiali.

“O Santissima Vergine. Non lo so… però adesso che mi ci fa pensare è possibile che io abbia saltato il mio periodo…” ebbi un secondo cedimento fisico, mi sdraiai ancora per un attimo. Poi realizzai quello che avrei dovuto già capire da qualche giorno.

“Sono incinta?” Chiesi più a me stessa che al dottore, che si accomodava meglio sulla sua sedia incrociando le braccia, annuendo soddisfatto.

“Me lo dica lei. Voi donne siete più brave di noi a capire queste cose” mi provocò alzando il sopracciglio.

“Non lo so, forse sì, o forse no” risposi. Il caos regnava nella mia testa e il cuore cominciò a battere forte.  “Dottore, mi faccia raggiungere mio marito. Devo andare da lui”.

“Prego” allargò il braccio destro mostrandomi la direzione da prendere. “Le raccomando solo di mangiare correttamente, non esagerare con i lavori fisici e di correre da me non appena avverte qualcosa di strano” disse lui, ma non lo ascoltai più di tanto. Corsi fuori dall’ambulatorio e incrociai lo sguardo di Mario. Mi venne incontro, mi osservò seriamente preoccupato.

“Cosa ti ha detto il dottore?”
“Ha detto che aspettiamo un bambino!” Restammo immobili uno di fronte all’altra per qualche secondo. Scoppiammo  poi a ridere e a piangere. Mi abbracciò  stretta, mi aggrappai a lui con tutta la forza che avevo. In cuor mio ringraziai  la Madonna per il dono che ci stava per dare e La pregai di proteggere il bambino.