giovedì 2 maggio 2013

Sessantasette



La mattina dell’inizio del conflitto ero a casa della moglie del Generale Graziani a lavorare.
“Ines, accendiamo la radio? Sono curiosa di sapere cosa succede” osai chiederle, visto che eravamo in confidenza.
“Sì la accendo, anche se non ne posso più di sentir parlare di conflitto, di Polonia e di Hitler. Mio marito non mi parla d’altro. Secondo lui quell’uomo vuole conquistare il mondo”
“Ma va là, il mondo! A me sembra un fanatico: non capisco perché la gente lo acclami tanto”
“È un fanatico tanto quanto il nostro Duce (Teresa non dire a nessuno che sto dicendo queste cose, se lo viene a sapere qualcuno, radiano mio marito e mettono me in prigione!) eppure, dicevo, siamo tutti ad acclamarlo appena fa un discorso da Piazza Venezia”
“Sì, hai ragione, ma quando parla è convincente”
“Sarà convincente anche Hitler allora. Dai accendiamo, sentiamo cosa sta succedendo” Ines Graziani accese l’apparecchio radiofonico che, dopo un gracchio e un sibilo acuto, cominciò a mitragliare le notizie.
Le artiglierie aprono il fuoco e gli aerei coprono i cieli della Polonia lanciati come avvoltoi verso gli obiettivi a loro assegnati. Oggi  tre settembre l’ambasciatore britannico ha consegnato un ultimatum alla Germania richiedendo l’immediato ritiro delle truppe dal suolo polacco. Se Hitler rifiutasse, il Regno Unito si considererebbe in guerra contro la Germania. La stessa cosa ha fatto la  Francia.
Ascoltammo le notizie senza respirare, mentre con le forbici sfilacciavo meccanicamente le punte dei capelli folti di Ines.