domenica 5 maggio 2013

Settantotto



Un altro giorno passò e quanto si apprendeva dalla radio era sempre più sconfortante.
“La Polonia ha capitolato dopo solo cinque settimane di assedio. La Germania ha sconfitto uno degli eserciti migliori del mondo” annunciò Mario che, come di consueto, si era accomodato sulla panchina fuori dalla cucina. Aveva costruito un pergolato lì sopra, sul quale stavamo tentando di far arrampicare una vite americana. Assaporavo già il momento in cui il profumo dolce dell’uva fragola avrebbe deliziato il mio olfatto. Finii di rigovernare la cucina e mi setti accanto a lui.
“ E l’Inghilterra e la Francia?” chiesi ingenua.
“Sono costrette a entrare in guerra anche loro” aspirò una lunga boccata di fumo dalla sigaretta che gli pendeva dalle dita della mano sinistra.
“Oh Madonna Santissima”
“Puoi dirlo forte”
Guardavo il fumo uscire dalla bocca di Mario salire lento verso il cielo, che per il trentacinquesimo giorno consecutivo era coperto da enormi nuvoloni carichi di pioggia e rendeva l’aria umida e malsana.


Nei giorni successivi sia io che Mario, insieme a tutti gli italiani esuli nelle colonie, seguimmo con enorme attenzione, il terrore negli occhi e nel cuore le notizie orribili che venivano trasmesse ripetutamente dalla radio e al cinegiornale. Per le strade ci si scambiavano occhiate preoccupate e notizie contrastanti che provenivano da fonti non verificabili.
“Teresa, hai sentito? Pare che Mussolini deciderà presto per l’ingresso dell’Italia nel conflitto bellico”  Guerrina entrò nel mio piccolo, nuovo negozio per signore che avevo inaugurato da pochi giorni.
“Davvero? E dove l’hai sentito?” Mi sfuggì il ferro dalle mani, lo schiaffo che provocò sul pavimento mi fece sussultare.
“Me l’ha detto Andrea, che l’ha sentito dire mentre sistemava una macchina del nostro esercito. Mi ha detto che ha ricevuto l’ordine di mettere a punto tutte le vetture in carico all’ambasciata per un eventuale ingresso in guerra dell’Italia” continuò a parlare concitata mentre si accomodava al lavatesta.
“No, Guerrina, non può essere. Ines, la moglie del generale Graziani, non mi ha detto nulla e sono stata da lei proprio ieri a tagliarle i capelli. Una notizia simile me l’avrebbe comunicata, ormai abbiamo raggiunto una certa confidenza!” Le risposi scuotendo il capo, negando a me stessa l’evidenza dei fatti.
Accesi il piccolo apparecchio radiofonico che mi aveva regalato Mario in occasione dell’apertura del mio atelier  per ascoltare il radiogiornale. Io e le  clienti che affollavano il piccolo spazio a disposizione ci radunammo attorno al trasmettitore per ascoltare bene le notizie. Pregavo Dio tutte le sere affinché proteggesse le anime di quei poveri soldati impegnati nel conflitto che lottavano contro la morte, pregavo che l’Italia non decidesse per la guerra: data la simpatia che il Duce nutriva per quel folle di Hitler, la decisione di un potenziale ingresso in prima linea da parte della nostra nazione era anche possibile, provavo orrore solo a pensarlo.