mercoledì 20 novembre 2013

Capitolo nove - settima storia



L’appartamento era davvero grande. Varcata la soglia, sulla sinistra, c’era la cucina in laminato laccato bianco; sulla destra il soggiorno spoglio, senza quadri alle pareti immacolate, senza televisione, senza mobili. Solo un divano brutto e beige dormiva in un angolo della stanza. Più avanti una camera con un letto matrimoniale, la testata in legno scuro e un armadio in stile, e poi, in fondo, il bagno. Andava bene.
Erica aprì tutti gli sportelli che trovò: cucina, armadio, mobiletti del bagno, ovunque trovò il nulla, condito con tre dita di polvere depositata con ostinata perfezione.
Appoggiò entrambe le mani al calorifero della sala, gelato. Corse ad alzare la temperatura del termostato fino a ventri gradi. Mentre la sua nuova casa si scaldava, uscì fuori in cerca di un’edicola.
“Buongiorno. Mi dà il Corriere della Sera, la Repubblica, il Sole 24 ore e la Gazzetta dello Sport?” Chiese a un signore cinese che spuntava dal mezzo di un chiosco, mimetizzato dai giornali.
“Se li plenda pule, sono lì davanti a lei. Sono cinque eulo”
Con i quotidiani sotto braccio entrò in una pasticceria poco distante da casa, si accomodò a un tavolino. Ordinò un caffè macchiato e una sfoglia alle mele, poi si immerse nella lettura.