giovedì 14 novembre 2013

Capitolo sette - settima storia



Erica Merli diede una rapida occhiata in su, oltre il vetro del parabrezza, per decidere se accendere i fari della sua auto o meno. Il cielo si era tinto di quel colore strano che hanno i contorni dei rossi delle uova sode troppo cotte. Forse stava arrivando un temporale. Una goccia cadde veloce sulla sua Fiat 500 rossa. Attese di contarne nove prima di azionare i tergicristalli e, già che c’era, anche i fari. La cartina della città appoggiata sulle ginocchia le impediva di guidare agilmente. Era già stata altre volte a Milano ma non aveva mai guidato in quel groviglio di vie concentriche. Non sembrava difficile visto dal sedile di fianco ma adesso che era lei al volante… no, non era così immediato districarsi tra le mille strade della metropoli.
“Madonna mia, quanti divieti, non è possibile uscire da qua senza infrangerne uno”
Un colpo di clacson la fece sobbalzare.
“E che devo fare, volare?” urlò contro l’automobilista che la superò con una sgasata.
Dopo cinquantadue minuti esatti da quando aveva abbandonato l’autostrada, raggiunse finalmente quella che sarebbe diventata la sua nuova casa.