mercoledì 4 dicembre 2013

Capitolo undici - Settima storia

"Pronto? Buongiorno. Mi chiamo Mara Rubbi e vorrei parlare con qualcuno che si occupa di cronaca milanese" Erica parlò sottovoce al telefono, intorno a lei anziane signore milanesi bevevano il té e si abbuffavano di pasticcini.
"Le passo uno dei nostri corrispondenti" una voce atona di donna lasciò spazio alla musica di attesa.
"Pronto?" il tono squillante di Enrico Lapi perforò l'orecchio destro di Erica, che sobbalzò.
"Buongiorno, mi chiamo Mara Rubbi e avrei una notizia da raccontarle. Un poliziotto, il signor Diego Peruzzi in servizio qui a Milano può confermare i fatti."
"Mi dica, di cosa di tratta?"
"'Un ritrovamento. Un imprenditore milanese intorno alla settantina è scomparso tre giorni fa. La figlia, preoccupata, si è avvalsa di un investigatore privato per non dare nell'occhio e per non far trapelare la notizia sui giornali, visto il personaggio importante."
"Chi è l'imprenditore?"
"Dopo, signor?"
"Lapi. Enrico Lapi"
"Dicevo, signor Lapi, che l'imprenditore in questione è stato ritrovato in stato di semi-coscienza stamattina verso le cinque vicino all'uscita della fermata della metropolitana di Lambrate."
"da chi?"
"Da un'investigatrice privata, che ha avvisato subito la polizia non appena è stato ritrovato l'uomo"
"Il nome dell'imprenditore e quello dell'investigatore?"
"Il nome dell'investigatore è Erica Merli e per il nome dell'imprenditore... Non sono tenuta a farglielo sapere. Chiami direttamente l'agente Peruzzi, le lascio il numero. Lui le fornirà le informazioni mancanti"
"Mi lasci pure il numero"
"335 5482110"
"Ok, per il momento la ringrazio signora Rubbi, posso avere anche il suo di numero di telefono?"
"No, meglio di no. Chiami pure il signor Peruzzi, lui le dirà il resto"
"Grazie e buona giornata"
"A lei"

Enrico Lapi abbandonò il ricevitore sulla scrivania e tornò a spulciare le mail della sua casella postale. La telefonata che aveva appena avuto con la signora Rubbi suonava strana, ma decise di considerarla, nonostante il suo fiuto di giornalista appena diplomato lo spingesse a pensare a una bufala.