martedì 14 gennaio 2014

Capitolo quattordici - settima storia

Una piega da "sette Eulo" più tardi, Erica rientrò nel suo appartamento. Per fortuna nel frattempo i caloriferi avevano scaldato l'ambiente. Si infilò una tuta comoda e cominciò a pulire i pavimenti. Poi si concentrò sulle mattonelle del bagno, e infine preparò il letto matrimoniale della camera con delle lenzuola blu notte.
Si sentì subito meglio in un posto pulito ma era stanca. Si sdraiò sul divano rosso dell'Ikea che arredava da solo il soggiorno e si addormentò. 
Il campanello la svegliò di soprassalto. Si chiese quanto tempo fosse passato da quando si era addormentata. Faticò a trovare il citofono, visto che era la prima volta che qualcuno suonava in casa sua.
"Chi è?" Biascicò.
"Erica sono io!"
"Diego! Sali un attimo, sono... in ritardo"

Diego varcò la soglia di casa chiedendo permesso. Erica gli rispose dalla camera.
"Erica, dove sei?"
"In camera"
"Dimmi che è un invito..."
"No, scemo. Mi sto vestendo. Ho pulito la casa e mi sono addormentata"
"Peccato"
"Peccato che ho pulito la casa o che mi sono addormentata?"
"Peccato che non era un invito..."
"Quasi pronta"
Erica saltò fuori dalla stanza con un vestito nero luccicante. Si sistemò i capelli rosso fuoco, infilò un paio di scarpe verdi col tacco alto e cercò nella valigia la scatola dei trucchi. Si truccò alla velocità della luce.
"Pronta!"
"Gnocca che sei"
"Andiamo. Dove mi porti?"
"Royalto?"
"Boh, fai tu, io vivo qui da circa cinque ore"
Scesero le scale e raggiunsero la strada. La Smart di Diego era parcheggiata poco lontano. Raggiunsero in fretta il locale e ordinarono da bere.